Aspettando Killing Floor 3: la storia di Killing Floor fin ora
La storia di Killing Floor 1 & 2: Mutanti, Soldi e Pallottol
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Aspettando Killing Floor 3: la storia di Killing Floor fin ora
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La storia di Killing Floor 1 & 2: Mutanti, Soldi e Pallottol
Se siete qui per una trama complessa, con colpi di scena da brivido e personaggi profondi, beh… Killing Floor non fa per voi. Qui il focus è un altro: un’orda di mutanti con la faccia da incubo, un arsenale da paura e un’overdose di budella sparse ovunque. Ma siccome perfino i film di serie B si sforzano di avere una lore, anche Killing Floor ci prova. E sapete una cosa? Vale la pena raccontarla.
Killing Floor (2009) – Quando tutto iniziò nel Regno Unito


La genesi di Killing Floor è roba da nerd puri: nasce come una // mod_di_Unreal_Tournament_2004 e diventa un gioco stand-alone nel 2009. La trama è un classico della scienza che va troppo oltre: la Horzine Biotech, una compagnia londinese (perché ovviamente i disastri biochimici partono sempre dal Regno Unito o dagli USA), decide di creare cloni umanoidi per scopi militari. Ma – rullo di tamburi – un ricercatore completamente fuori di testa, Kevin Clamely, pensa bene di darci un tocco personale. Risultato? Un esercito di mutanti affamati di carne umana che trasformano il Regno Unito in un incubo alla 28 Giorni Dopo, ma con più piombo e meno piagnistei.
La situazione precipita: il governo cade a pezzi, il caos regna e chi può salvare la situazione? Esatto: una banda di mercenari, psicopatici e gente con più munizioni che neuroni, tutti pronti a fare a pezzi gli Zed per puro amore della violenza.
Gameplay?
- Cooperativa fino a 6 giocatori, perché massacrare mutanti è più divertente con gli amici.
- Orde di nemici sempre più toste, perché la sofferenza è parte del pacchetto.
- Un sistema di classi che ti permette di diventare un killer ancora più efficiente.
- Soldi guadagnati in partita per comprare armi e munizioni… perché sterminare mostri non solo è divertente, ma anche un business.
Il tutto condito da un’atmosfera cupa e un design dei mostri così disturbante che Silent Hill in confronto sembra il villaggio di Heidi.
Killing Floor 2 (2016) – Il contagio in Europa

Se nel primo gioco il Regno Unito era andato a farsi benedire, in Killing Floor 2 la situazione è ancora peggiore. Gli Zed non sono stati fermati, anzi, hanno deciso che l’Europa è il nuovo posto perfetto per le vacanze. La Horzine, che non ne azzecca mezza, cerca di contenere il danno con un’unità speciale, mentre il dottor Clamely, ormai noto come Il Patriarca, è tornato per “perfezionare” la sua creazione.
Indovinate chi si mette di nuovo in mezzo? Esatto, il solito gruppo di esaltati con il grilletto facile, pronti a riempire di piombo tutto ciò che si muove.
Novità rispetto al primo gioco?
- Grafica pompata grazie al Unreal Engine 3 (successivamente aggiornato ad Unreal 4), così puoi vedere meglio i dettagli delle budella che volano.
- Un gameplay ancora più fluido e sanguinolento, grazie al Gore System, che permette di smontare gli Zed pezzo per pezzo con chirurgica precisione.
- Più classi e armi, per personalizzare al massimo il modo in cui distruggi i mutanti.
- Modalità PvP, così puoi anche essere uno Zed e dare fastidio agli umani.
- Boss più vari: oltre al Patriarca, ci sono chicche come il Re di Carne e Hans Volter, perché un cattivo solo non bastava.
A livello di atmosfera, il gioco ha virato più verso l’action arcade, con un sacco di umorismo nero e un feeling da film tamarro anni ’80 con tonnellate di gore. Se Killing Floor 1 era un horror splatter, Killing Floor 2 è più un festival della carneficina senza freni.
Motivi perché Killing Floor è così amato?
- Semplicità disarmante – Niente storie cervellotiche, niente scelte morali. Prendi un’arma e fai esplodere tutto.
- Gunplay soddisfacente – Ogni arma ha un feedback che fa godere. Se il mitragliatore pesante di Killing Floor avesse un sapore, sarebbe bistecca al sangue con doppia salsa barbecue.
- Cooperativa perfetta – Un gioco ideale per divertirsi con gli amici senza dover pensare troppo. Meno tattica, più casino.
- Longevità assurda – Con così tante classi, armi e mutanti, ogni partita è diversa. E vuoi mettere la soddisfazione di sopravvivere a difficoltà Inferno?
- Musica ed estetica da B-movie horror – Metal martellante e mostri da incubo: un’accoppiata perfetta.
Conclusione
Killing Floor non ha mai cercato di essere un capolavoro narrativo. Qui si tratta di prendere un fucile, un lanciagranate o un machete e trasformare orde di mutanti in poltiglia. Ed è proprio questa la sua forza. In un mondo di giochi pieni di cutscene e storie complicate, Killing Floor è puro, crudo e brutale divertimento.
E diciamolo chiaro: vedere un Fleshpound esplodere in mille pezzi dopo un colpo ben piazzato di lanciagranate è una delle cose più soddisfacenti che un videogioco possa offrire.
Killing Floor e Killing Floor 2 non hanno una vera fine nel senso tradizionale. Non ci sono campagne con un inizio e una fine narrativa, ma piuttosto partite strutturate a ondate di nemici che culminano con uno scontro contro un boss finale.

Come “si vince” in Killing Floor?
Ogni partita è composta da un numero prestabilito di ondate (solitamente tra 4 e 10, a seconda della difficoltà e delle impostazioni). Dopo aver sconfitto tutte le ondate, compare un boss (come il Patriarca o Hans Volter). Se la squadra lo sconfigge, la partita termina con una “vittoria”. Se tutti i giocatori muoiono, ovviamente è un game over.
Non c’è una “fine” narrativa ufficiale né un epilogo definitivo. È un gioco pensato per essere rigiocato all’infinito, migliorando le proprie classi e sbloccando nuove armi.
Quindi Killing Floor è “imbattibile”?
No, si può “vincere” una singola partita, ma non esiste una vera conclusione definitiva al mondo di Killing Floor. La storia di fondo è solo un pretesto per l’azione, e il loop di gioco è pensato per sopravvivere il più a lungo possibile e potenziarsi partita dopo partita.