Battlefield 6 fa sul serio: la Open Beta profuma di vecchia scuola
Opinioni dalla Open Beta di Battlefield 6
Un po' geek e un po' nerd. Mi dedico ai videogioco, ma ho un'occhio di riguardo per il mondo della tecnologia. Tra Star Trek e Star Wars vi dico Battlestar Galactica.
Battlefield 6 fa sul serio: la Open Beta profuma di vecchia scuola
Tecnicamente è presto per cantar vittoria, ma Battlefield è tornato! O quanto meno, è quello che direi se la Beta rappresentasse in toto quello che sarà Battlefield 6 al lancio.
Non ne ho fatto mistero. La presentazione e tutto ciò che ha ruotato attorno a essa, non mi ha fatto impazzire. Tutto troppo Call of Duty, tra il trailer cinematografico della campagna singleplayer, la presentazione caciarona e “pacchiana” del multiplayer, per non parlare della costruzione del Battlefield Studios. Ho percepito tutto questo come più campanellini d’allarme, d’altronde la storia insegna che progetti immensi facciano un bel tonfo alla loro caduta. Capiamoci, è chiaro che Electronic Arts stia puntando tutto su Battlefield 6, al punto da mettere in pausa tutte le proprietà intellettuali di cui dispone: non è mistero il silenzio totale sul futuro di Need for Speed.
Ebbene, forse ci sbagliavamo. Il plurale è d’obbligo. Qualche giorno fa mi sono occupato di un articolo che approfondiva lo sviluppo travagliato di Battlefield 6 [lo trovate qui] e, considerando anche le dichiarazioni dei dipendenti, era lecito pensare che la situazione non fosse esattamente rose e fiori. Però, forse la parte messa realmente male è effettivamente soltanto la campagna, ma lo sapremo soltanto al lancio.
Tolta questa premessa, com’è davvero ‘sto nuovo Battlefield?


Opinioni dalla Open Beta di Battlefield 6
Chi sta scrivendo queste righe, è un appassionato degli sparatutto a base militare. Ne ho giocati moltissimi, come moltissimi sono quelli che non ho ancora giocato (il mercato è pregno di roba!). Nel mio passato trovano spazio Battlefield 2, i due (eccelsi) spin-off Bad Company, quella perla rara che è stata Battlefield 3 e via discorrendo, giocando i successivi capitoli che in tutta franchezza mi hanno deluso progressivamente, fino ad arrivare a Battlefield 2042.
Battlefield 6 si distacca completamente da Battlefield 2042. In tutto e per tutto. Via gli operatori e bentornate care e vecchie classi. Via quel mood più leggero e rapido del personaggio manovrato da noi giocatori, bentornato bel ciocco di legno pesante: visto che ti porti dietro armi ed equipaggiamento. Addio contesto futuristico, bentornata mia dolce epoca contemporanea. Ma soprattutto, bentornata distruttibilità ambientale!
Sì, perché Battlefield 6 è un mix di aspetti e meccaniche dei Battlefield 2, Bad Company, Battlefield 3 e anche Battlefield 2042.
La gestione delle classi è figlia dei vecchi Battlefield, con un Supporto equipaggiato di mitragliatrice e dedito al rifornire di punti vita e munizioni i compagni, gli stessi potranno interagire su di lui per recuperare salute; il Geniere è solito occuparsi dei mezzi di trasporto alleati (riparandoli) e avversari (distruggendoli); poi c’è l’Assalto col suo lanciagranate; infine il Ricognitore, conosciuto anche come il Cecchino.
Un aspetto che ho particolarmente apprezzato, è il ritorno della meccanica riguardante i fucili di precisione: a ogni colpo sparato con un bolt-action, va disattivato il mirino per inserire un nuovo proiettile nella canna. Una feature completamente sparita in Battlefield 2042. Proprio da quest’ultimo capitolo Battlefield 6 attinge a una delle tante funzioni introdotte nel capitolo più controverso: la possibilità per ogni classe di equipaggiare qualsiasi arma principale senza limiti restrittivi. Nota un poco negativa riguarda il Time-to-Kill, a parer mio ancora troppo breve, infatti gli scontri risultano essere iper-veloci.


Infine c’è lei: la distruzione ambientale. Dopo Battlefield 4 è come se questo aspetto fosse diventato secondario. In Battlefield 2042 erano presenti alcuni elementi che potevano essere distrutti, ma nulla di realmente rilevante, tanto che la feature cardine riguardava gli eventi climatici, come i tornado. Discorso completamente differente per Battlefield 6, dove la distruzione degli edifici è tornata centrale nell’esperienza di gioco. Che siano facciate, mura interne, pavimenti o soffitti, ce n’è per tutti i gusti. Coi dovuti limiti in alcune mappe, come per esempio Il Cairo. Ciò non toglie che la distruzione riesce a essere dannatamente goduriosa.
Vorrei andare oltre, entrando in merito all’ottimo shooting e feedback delle armi o nell’utilizzo dei mezzi terrestri (confesso: devo prendere dimestichezza coi velivoli). Per non parlare del comparto grafico semplicemente impressionante, soprattutto per l’ottimizzazione! Però, rimando il tutto alla futura recensione dopo l’uscita del videogioco, che vi ricordo essere fissata al 10 ottobre 2025.
Con ben quattro studi principali e un Vince Zampella alla direzione, è difficile attribuire il merito a una figura specifica di determinate scelte, ma forse abbiamo tra le mani un signor Battlefield.