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Recensioni 29 MARZO 2025 7 MIN LETTURA

Bleach: Rebirth of Souls, videogioco basato sull’opera di Tite Kubo, è una grossa occasione mancata – Recensione 

Un classico tie-in che ripercorre la storia di Bleach 

Un po' geek e un po' nerd. Mi dedico ai videogioco, ma ho un'occhio di riguardo per il mondo della tecnologia. Tra Star Trek e Star Wars vi dico Battlestar Galactica.

Bleach: Rebirth of Souls, videogioco basato sull'opera di Tite Kubo, è una grossa occasione mancata – Recensione
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Bleach: Rebirth of Souls, videogioco basato sull’opera di Tite Kubo, è una grossa occasione mancata – Recensione 

Con la serie Bleach: Thousand-Year Blood War distribuita da Disney+ qui in Italia, il videogioco Bleach: Rebirth of Souls ha tutto il potenziale di far breccia tra i vecchi e nuovi appassionati dell’opera di Tite Kubo. Purtroppo, nel lavoro svolto da Tamsoft Corporation, qualcosa è andato tremendamente storto e a pagarne le spese sono gli appassionati dell’opera di Bleach, ma anche i giocatori PC, quest’ultimi ritrovatosi un prodotto ingiocabile nei suoi primi giorni [// Finalmente_online_la_patch_per_Bleach:_Rebirth_of_Souls._Ora_funziona_e_si_può_giocare] se non attraverso alcuni escamotage, ma comunque ricco di problematiche.

Un classico tie-in che ripercorre la storia di Bleach 

Rebirth of Souls ripercorre la storia di Ichigo Kurosaki, dal suo incontro con la shinigami Rukia Kuchiki fino alla saga degli Arrancar. Gli eventi raccontati in gioco, inizialmente, seguono fedelmente quelli del anime e del manga, con alcuni tagli per eliminare i tempi morti (come le fasi di puro allenamento con Urahara, quanto meno fino al termine dell’arco narrativo nel quale si invade la Soul Society. Infatti, Passando alla Saga dei Vizard, degli “episodi filler” (opzionali) hanno fatto la loro comparsa. Proprio dalla Saga dei Vizard fino ad arrivare a quella del Hueco Mundo si iniziano a intravedere vari tagli, con personaggi completamente rimossi dalla storia e, di conseguenza, anche la storia in sé subisce dei cambiamenti, fattore che la rende meno fedele rispetto all’opera originale.

Un altro problema riguarda proprio la narrazione e le sequenze video. Lo stampo tipico dell’animazione giapponese, visto anche e soprattutto nelle produzioni firmate da CyberConnect2, con ad esempio i vari Naruto e il più recente Demon Slayer, è lontanissimo. A tratti sembra di star giocando ad un videogioco estremamente datato e, soprattutto, antecedente i Naruto Shippuden Ultimate Ninja Storm. La regia il più delle volte è statica e rigida, quasi raffazzonata; le animazioni sono estremamente legnose e discontinue nei cambi di scena, come se lo studio non avesse sufficiente budget a disposizione o conoscenze nel campo dell’animazione; immancabili alcuni problemi anche con le espressioni facciali che tendono ad avere un problema davvero strano e inspiegabile: i protagonisti delle sequenze sono soliti tenere gli occhi chiusi per diversi secondi.

Per farla breve, Bleach: Rebirth of Souls ripercorre gli eventi del anime e del manga, in un taglia e cuci tutto sommato accettabile nella sua prima parte, dove in base alla circostanza si utilizzano vari personaggi. Sfortunatamente risulta poco intrattenente per la qualità generale decisamente bassa, al punto che la narrazione ne risente in maniera estremamente importante. In tutte le sue 20 e passa ore di gioco, della modalità storia, non faranno che aumentare le scene realizzate così male da spezzare completamente la drammaticità messa in scena dall’opera originale di Tite Kubo.

Il sistema di combattimento è forse la parte meglio riuscita, ma che non brilla assolutamente 

Sia chiaro, l’intento di Tamsoft e Bandai Namco non è certo quello di proporre un picchiaduro serio e competitivo, bensì è quello di fornire un prodotto nel quale dare mazzate a destra e a sinistra vestendo i panni del proprio personaggio preferito di Bleach. Se da una parte CyberConnect2 ha sempre puntato maggiormente sulla resa scenografica col suo sistema di combattimento, Tamsoft ha tentato una via di mezzo. Mancando il bersaglio.

Sì, da giocare effettivamente non è male. È presente qualche guizzo interessante che dà spazio all’abilità ed ai riflessi del giocatore. Difatti si deve avere un buon occhio per effettuare un contrattacco così da scaraventarsi alle spalle dell’avversario, ma va detto che il tutto si può ridurre ad un “button smash” di attacchi leggeri/pesanti, seguiti da uno shumpo (lo si potrebbe definire, barbaramente, teletrasporto) nell’istante in cui si sbalza via l’avversario e con la pressione di un tasto s’avvia un’ulteriore combo automatica: chi attacca per primo mette a segno l’intera combo senza che l’avversario la possa interrompere, tutto sta a “smarcare” il primo fendente così da avere la meglio, il tutto in un sistema alla “sasso, carta e forbice”.

Ci sarebbe da dedicare anche una breve parentesi riguardante il bilanciamento generale dei danni all’interno della modalità storia, che non sempre ho trovato corretto nei confronti del personaggio utilizzato. Fin troppo spesso ho notato situazioni in cui i danni arrecati all’avversario erano troppo sbilanciati a mio sfavore. Ciò non toglie che la difficoltà generale non è elevata, soprattutto considerando la presenza della possibilità di potenziare i personaggi tramite Talismani e i Cristalli dell’anima.

Oltre la modalità storia, sono presenti le modalità: “Storia Segreta”, dove approfondire alcuni aspetti narrativi che non hanno trovato spazio nella storia principale; “Versus” dove affrontare la CPU e la “Allenamento” dove allenarsi, con l’aggiunta “Missioni” per recuperare i punti anima da spendere nel negozio di Urahara in oggettistica; “Incontro libero” e “Incontro stanza” sono dedicate alle partite multiplayer online.

Visivamente non ci siamo assolutamente

Il comparto grafico in sé lascia seriamente il tempo che trova. Tenendo a mente quanto già scritto sopra, tra animazioni legnose e sequenze video mal gestite, durante gli scontri ed anche nelle sequenze video si fanno i conti con un anti-aliasing decisamente fastidioso alla vista, che si somma a delle ombre decisamente pessime e ad un sistema di illuminazione completamente allo sbando: in alcuni momenti l’immagine viene completamente bruciata da una fonte di luce mal gestita.

Le tecnologie di upscaling avrebbero potuto aiutare in qualche modo, ma il FSR, DLSS, XeSS e TAA sono tutti assenti. Insomma, per l’utenza PC si parla di un porting realizzato alla bene e meglio. Non a caso nei primi 4 giorni risultava completamente ingiocabile.

Non mancano dei bizzarri glitch rossi presenti sia sui personaggi che sugli oggetti presenti nelle arene (sia durante le sequenze video che negli scontri).

Non è tutto da buttare. In mezzo a questo tripudio di animazione figlie di un’era passata, sono presenti sporadici sequenze più che buone, che spingono a chiedersi come mai Tamsoft si sia impegnata così poco sul resto della produzione. Parliamo di una percentuale di bontà veramente bassa. Estremamente bassa.

Da appassionato, ma anche da “utente consapevole” è un no

Sono un appassionato dell’opera di Tite Kubo e questo Bleach: Birth of Souls mi ha lasciato un enorme senso di pura amarezza. La narrazione, il cuore pulsante di qualsiasi prodotto del genere, è pessima e ridotta al nulla a causa di una regia e a delle animazioni veramente ingiustificabili. Il comparto tecnico è al disotto di qualsiasi standard odierno, soprattutto per una delle più importanti icone del settore come Bandai Namco. Il sistema di combattimento lo trovo accettabile, ma non basta per tener su tutta la produzione.

Non comprendo per quale ragione Bandai Namco non abbia fermato la produzione o non abbia investito più denaro. Giocare un videogioco del genere oggi, in queste condizioni, e per di più dedicato ad una IP così importante come quella di Bleach, è inaccettabile.

Gli appassionati meritano di meglio. I giocatori che non conoscono Bleach meritano di meglio, invece si ritrovano con un prodotto mal fatto in ogni singolo aspetto, che non trasmette le stesse (o simili) sensazioni dell’opera originale e, anzi, potrebbe lasciarli perplessi nel vedere determinate sequenze.

Al termine della mia esperienza di gioco, solo una domanda mi frulla per la testa: perché?

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