Digimon Story: Time Stranger e quel “il mio nuovo videogioco di Pokémon” – Recensione
Parte letteralmente col botto, per poi fermarsi bruscamente
Un po' geek e un po' nerd. Mi dedico ai videogioco, ma ho un'occhio di riguardo per il mondo della tecnologia. Tra Star Trek e Star Wars vi dico Battlestar Galactica.
Digimon Story: Time Stranger
Onestamente, i primi trailer di Digimon Story: Time Stranger mi avevano lasciato abbastanza indifferente: si era presentato col classico stile “anime” che ormai contraddistingue il 90% (si fa per dire) delle produzioni Bandai Namco e asiatiche, accompagnato da un comparto tecnico tutt’altro che al passo coi tempi. Però, posso dire che la demo ha fatto miracoli. Sebbene il comparto tecnico era chiaramente indietro rispetto ai vari JRPG e titoli ad alto budget in circolazione oggi, mi aveva completamente sorpreso per il suo gameplay (oltre che la messa in scena generale, però su questo punto ci tornerò nella recensione). Qui sorge spontanea la domanda: Media.Vision Inc. (studio che lo ha sviluppato) è riuscito a mantenere lo spirito per tutta la durata della partita? La risposta non è positiva, purtroppo, o quanto meno non lo è nel suo complesso. Se ve lo steste chiedendo: sì, Digimon Story: Time Stranger è localizzato in italiano, proprio come Digimon: Survive.
Prima di entrare nel merito, voglio chiarire un aspetto relativo al testo e ad alcuni parallelismi personali in cui mi sto per lanciare. Sono un videogiocatore appassionato di Pokémon. Non tanto da avere poster o tatuaggi, tanto che ho volutamente saltato Pokémon Y e X e sicuramente salterò anche il prossimo Leggende Pokémon: Z-A. Però si tratta di un franchise che mi ha sempre catturato: nel bene, con Pokémon Versione Bianca e Nera, e nel male, con Pokémon Scarlatto e Violetto. Come se non bastasse, la baraonda che Nintendo e The Pokémon Company hanno generato contro Palworld di Pocketpair ha finito per allontanarmi quasi completamente. È qui che la demo di Digimon Story: Time Stranger ha saputo fare breccia, presentando un sistema di combattimento accattivante a una prima occhiata, con una profondità niente male. Nonostante la sua durata estremamente risicata, è riuscita a generarmi una signora voglia di metter mano al gioco.
Fatta la consueta premessa, è giunto il momento di parlare di Digimon Story: Time Stranger, con una recensione scritta da una persona che sta cercando un “nuovo videogioco di Pokémon, che sia con uno stile grafico 3D”. Con grande pace per Nexomon, Coromon e simili.
Parte letteralmente col botto, per poi fermarsi bruscamente
Il quartiere di Shinjuku è vittima di una serie di anomalie che stanno provocando caos e distruzione. La ragione è un mistero, per questo l’agenzia investigativa segreta ADAMAS sta portando avanti le proprie indagini. Indagini che portano la protagonista (o IL protagonista, a seconda del sesso scelto dal giocatore) verso il palazzo governativo giapponese, ormai ridotto a un’immenso edificio in macerie. Lì, dopo una serie di scontri contro diversi Digimon, ci si scontra con un’entità che dà vita a un’esplosione che trascina la protagonista in un luogo a lei sconosciuto. Questo è l’incipit che provoca un vero e proprio viaggio nel tempo, finendo nel passato di ben 8 anni. Nonostante gli anni che separano la protagonista dal suo tempo, può comunicare ancora con l’agenzia ADAMAS, dalla quale si viene a sapere che la situazione nel presente sta precipitando: la fine del mondo è ormai prossima. Dunque, il compito della protagonista è quello di comprendere cosa ha portato all’escalation degli eventi: per quale ragioni si stanno verificando quelle anomalie e come mai sono andate peggiorando nel tempo?


La storia si avvia in maniera eccelza: sequenze video di grandissimo impatto, combattimenti tra digimon immensi e una pulizia visiva che dà la percezione di star guardando un film d’animazione. Il problema viene letteralmente fuori dopo il suo completamento. Io ho impiegato circa 10 ore, ma perché ho volutamente perso tempo col gameplay (tra poco approfondisco). Al termine del prologo si verrà catapultati nel DigiWorld, nel quale si viene a conoscenza di un conflitto che man mano si sta ingrandendo, che vede i Digimon darsi battaglia contro i Titani. Sfortunatamente la narrazione subisce un brusco arresto, progredendo lentamente e con un pathos estremamente inferiore rispetto all’inizio. La suspence scompare completamente, nonostante si continuano a ricevere comunicazioni dal presente. Lasciando il posto a situazioni piuttosto banali: i Titani assaltano un villaggio dalle piccole dimensioni, si dà vita a uno scontro, si sconfigge i nemici e via col prossimo.
A questo devo aggiungere un’ulteriore nota negativa relativi la protagonista: non parla. Questo porta ai consueti dialoghi muti, che non fanno altro che pesare su una narrazione estremamente lenta. Non aiutano i dialoghi con scelta multipla, con delle voci che potrebbero approfondire la storia di fondo e altre (la maggioranza) completamente inutili e tremendamente superflue, data la mancanza di una bussola morale o diramazioni narrative.
Un sistema di combattimento semplice da comprendere sulle prime, ma che ha molto da offrire
Inizialmente non sapevo cosa aspettarmi da un videogioco di Digimon. Primo perché, in tutta franchezza, non ne ho giocati praticamente nessuno, ad eccezione di un primo e rapido sguardo dato a Digimon: Survive; in secondo luogo perché è un franchise radicalmente differente da Pokémon, nonostante anch’esso sia un “monster collecting“.
Time Stranger, fin dalle prime battute e in superficie, mi ha dato quella vibrazione di Pokémon: scegli il primo digimon e affronta il dungeon, scontrandoti contro altri digimon, e una volta accumulata una buona quantità di dati puoi evocarne uno nuovo che si unisce alla squadra. Nonostante questa base sia simile a quanto avviene nei videogiochi Pokémon, il videogioco prende una direzione propria già dal tutorial. Non mancano le classiche digievoluzioni, ben più intricate di quanto ricordavo nella prima serie animata, dove ogni creatura dispone della possibilità di trasformarsi in più e differenti digimon. Per fare un esempio sciocco e un poco nostalgico, Agumon non si digievolve soltanto in Greymon. Poi ci sono i tratti relativi alle personalità, direttamente collegate alle “Abilità personalità”, che possono avere risvolti individuali e/o per tutta la squadra. Infatti, come si può vedere dagli screenshot qui, le personalità alterano le statistiche del digimon. Concludendo questa lunga parentesi relativa le personalità, va detto che ognuna di esse impatta sulla progressione delle statistiche di ogni digimon, comportando anche la futura digievoluzione. Non a caso, alcune dispongono dei requisiti statistici ben precisi.



Digimon Story: Time Stranger si differenzia dal franchise di Pokémon anche nel sistema di combattimento. Laddove in Pokémon viene tutto gestito in base ai tipi, in Digimon vanno considerati gli attributi Dati, Virus e Vaccino, che funzionano alla “sasso, carta e forbice”, e le Abilità Speciali e Abilità Ausiliare di stampo elementale. Questa combo di elementi dona una maggior profondità al titolo, sia perché le Abilità Ausiliare possono essere sfruttate a mo’ di equipaggiamento (affidarle in qualsiasi momento a un digimon, per poi rimuoverle a piacimento), sia perché la squadra è formata da sei digimon con tre Combattenti e tre Riserve che possono essere alternati in qualsiasi momento, senza sacrificare il turno: aspetto strategico estremamente significativo. Non mancano le classiche componenti da JRPG come le alterazioni di stato, sia negative che positive.
L’elefante nella stanza è rappresentato proprio dall’ampia varietà delle digievoluzioni. Se si considera che ogni digimon presente può digievolversi in più creature, aspetto valido anche per ogni digievoluzione successiva, è chiaro aspettarsi un sistema di progressione ben bilanciato con contenuti che permetto di giocare con le evoluzioni. Non è esattamente così. L’esperienza di gioco alla monster collecting, viene minata dalla pressante richiesta di farming del videogioco. Considerando che i digimon si evolvono in base alle proprie statistiche, viene richiesto al giocatore di incrementarle più e più volte, modificando all’occorrenza i parametri relativi alla personalità (per catalizzare incrementare meglio determinati parametri). Il problema sta nel fatto che non è presente un numero soddisfacente di contenuti che possa alleviare la monotonia data dal ripetere (quasi) ossessivamente determinati scenari o i “Dungeon esterni”, contenuti che possono essere sbloccati esplorando. A peggiorare il quadro ci ha pensato direttamente Bandai Namco, che ha deciso di rilasciare dei dungeon all’interno di un DLC a pagamento che permettono di accumulare esperienza, denaro e materiale per il crafting. Qualora non si voglia optare per dei combattimenti interminabili all’interno degli scenari, attendendo anche la ricomparsa dei nemici, o il ripetere gli stessi contenuti, ci sarebbe la DigiFattoria: un’esperienza di gioco completamente passiva dove attendere minuti reali per il completamento dell’allenamento dei propri digimon, a meno che non si decida di spendere denaro (di gioco) per accorciare i tempi: considerando i costi elevati, non la definirei la migliore delle soluzioni. Quanto meno la presenza della funzione “Turbo”, che permette ai propri digimon di combattere in piena autonomia, con tanto di possibilità di aumentare la velocità generale di ben cinque volte, velocizza un bel po’ i combattimenti.
“Grafica” che sa di vecchio, ma con un suo stile
Visivamente Digimon Story: Time Stranger è semplicemente vecchio e scarno, se si pensa al livello raggiunto dalle produzioni odierne, non per questo risulta meno piacevole rispetto ai competitor più diretti. Sì, le animazioni della protagonista sono estremamente legnose durante le fasi di esplorazione, al punto che, per quanto slitta, si ha la percezione di muovere letteralmente la telecamera piuttosto che un personaggio 3D. Mentre gli scenari che si visiteranno risultano essere piuttosto statici, con NPC disseminati qua e là per dare la percezione che ci sia effettivamente della vitalità. Anche i modelli risultano poco convincenti, nelle sequenze più classiche. Insomma, nulla che possa compromettere la godibilità, soprattutto se si pensa alla qualità tecnica (e non artistica) dei titoli JRPG a turni più diffusi.


Time Stranger risulta vincente nel design, quello dei digimon e degli altri personaggi che danno forma al videogioco in sé. Ognuno è bene caratterizzato e riconoscibile. Perfino la scelta di concepire la folla priva di volti di Shinjuku, riesce a essere piacevole (e la sua utilità ultima nel game design, è quella di catalizzare l’interesse del giocatore negli NPC coi quali interagire: gli unici a essere dettagliati). È impossibile non menzionare anche l’attenzione riposta nelle Abilità Speciali di ogni digimon, con animazioni completamente uniche. A differenza delle Abilità Ausiliare che invece risultano uguali per tutti quanti.
Le complicate considerazioni
Trarre le mie conclusioni per questa recensione di Digimon Story: Time Stranger è piuttosto complicato. La storia ha una partenza affascinante, ma che finisce per rallentare bruscamente, fino a riprendersi verso l’ultimo atto. Una signor altalena. Lo stesso dicasi per il gameplay in generale, divertente da giocare e semplice da comprendere sulle prime, ma ben più profondo di quanto mi aspettassi, eppure il sistema di progressione e completismo finsice per tediare l’esperienza di gioco nel lungo andare. Anche il comparto grafico non si salva da questa particolare altalena, con seguenze video impressionanti per effetti e resa finale, al punto da dare la percezione di star guardando un lungometraggio animato, ma è di tutt’altra qualità la resa nei momenti in cui si gioca: con forti differenze tra le animazioni in fase esplorativa e quella dei combattimenti. Non aiuta la presenza del DLC “Outer Dungeons The Halls of EXP, Gold, Materials”, che dà quella percezione di contenuto alla Pay-to-Win tipico dei videogiochi free-to-play.
Per queste ragioni, è necessario prendere atto delle circostanze. Nel ramo dei monster collecting fatti e finiti, con grafica 3D, non credo che ci sia di meglio allo stato attuale. Pokémon deve fare i conti con una The Pokémon Company tutt’altro che intenzionata a far progredire il franchise, mentre // Game_Freak_ha_finito_per_creare_una_propria_IP_pur_di_sperimentare. Questo avviene con un panorama Indie tutt’altro che intenzionato a sperimentare, vedendo quanto sta accadendo a Palworld, pur essendoci delle varianti alla TemTem.
Vi ho trascinanti all’interno di quello che è (in parte) un mio flusso di pensiero, per dirvi che Digimon Story: Time Stranger è un Consigliato. Sarebbe potuto essere un Consigliato con riserva, ma la sua costante altalena viene messa da parte grazie al sistema di combattimento che riesce comunque a trainare. Nonostante alcuni problemi, rimane un bel passo avanti per il sottogenere dei monster collecting. Bandai Namco deve comunque continuare su questa strada migliorando la formula generale e forse vedremo questo franchise ricevere l’attenzione tanto meritata.
