Il ritiro di Megabonk e la grande bugia dell’Indipendenza: cosa sono veramente gli “Indie” nel 2025
Il caso Megabonk: contesto e controversie
Redattore per Q-Gin. Clicca su '// TUTTI_GLI_ARTICOLI' per esplorare le altre pubblicazioni scritte da // Zell.
Dispatch
- // Il_caso_Megabonk:_contesto_e_controversie
- // L’atto_di_trasparenza_di_Vedinad_e_la_sua_unicità
- // Il_vero_problema:_cosa_significa_“Indie”_nei_The_Game_Awards_2025?
- // Dove_sono_i_veri_“Indie”_ai_The_Game_Awards_2025?
- // La_vera_questione:_cosa_vogliamo_che_significhi_“Indie”?
- // Perché_il_gesto_di_Vedinad_importa_tantissimo
Quando Vedinad, sviluppatore di Megabonk, ha annunciato il 18 novembre 2025 il ritiro volontario della sua nomination dalla categoria “Best Debut Indie Game” ai The Game Awards, ha commesso un’azione straordinaria. Non per il gesto in sé (che comunque rappresenta il primo ritiro di un gioco dalla competizione nella storia dodicennale dell’evento), ma per ciò che il gesto rivela: il termine “indie” nei videogiochi del 2025 non significa più nulla di specifico.
Vedinad ha scritto: “È un onore e un sogno per Megabonk essere nominato ai TGA, ma purtroppo non credo che possa qualificarsi nella categoria ‘Debut Indie Game’. Ho già realizzato giochi in passato sotto nomi di studio diversi, quindi Megabonk non è il mio gioco d’esordio“.
Questo atto di trasparenza ha innescato una serie di riflessioni importanti sulla natura dell’indipendenza nel gaming moderno. E la risposta, come mostrato dai candidati TGA 2025, è terribilmente sconfortante.
Il caso Megabonk: contesto e controversie
Megabonk è un roguelike 3D ispirato a Vampire Survivors, lanciato in early access nel settembre 2025 su Steam. Il gioco è stato un successo commerciale immediato: oltre 100.000 giocatori contemporanei al picco, più di 1 milione di copie vendute in due settimane, e valutazioni “Molto Positiva” sulla piattaforma Valve.
La nomination ai TGA nella categoria “Best Debut Indie Game” era legittima dal punto di vista del prodotto: Megabonk è effettivamente un gioco indie, realizzato da una singola persona con strumenti indipendenti, lanciato autonomamente su Steam.
Ma qui entra il problema: Vedinad non è un debuttante nel settore. Il fatto che si fosse presentato (o fosse stato presentato) con un nome completamente nuovo, “Vedinad”, aveva generato l’impressione di un nuovo creatore. In realtà, secondo quanto ammesso pubblicamente e confermato da Geoff Keighley (presentatore dei TGA), Vedinad è “uno sviluppatore solista già affermato che si era presentato con un nuovo nome.“
Le teorie sulla sua vera identità circolano nella comunità sin dal lancio. Molti credono che Vedinad sia in realtà DaniDev, il leggendario sviluppatore indie scomparso intorno al 2021-2022 dopo il successo di Muck e Crab Game, il quale si era ritirato pubblicamente per evitare burnout e pressioni derivate dalla fama. Il nome “Vedinad” sarebbe “DaniDev” scritto al contrario.
Se questa teoria fosse corretta (e la trasparenza di Vedinad suggerirebbe una qualche verità sottostante) allora Megabonk rappresenterebbe effettivamente il ritorno di un creatore già conosciuto, ma sotto un nuovo nome. Tuttavia, Vedinad/DaniDev non ha mai confermato ufficialmente questa teoria.
L’atto di trasparenza di Vedinad e la sua unicità
Ciò che rende notevole il ritiro di Vedinad è che rappresenta una scelta contro gli incentivi. Una nomination ai TGA è un’esposizione massiccia, una validazione che potrebbe spingere ulteriori vendite e visibilità. Per Megabonk, che aveva già 1 milione di copie vendute, la nomination avrebbe potuto solidificare ulteriormente la legittimità commerciale.
Geoff Keighley ha dichiarato: “Siamo grati per la sua onestà. Di conseguenza, Megabonk sarà rimosso dalla categoria. Condividerà di più sulla sua storia quando sarà pronto, ma rispettiamo che non abbia voluto togliere il riconoscimento ad altri team di esordio — anche se il gioco stesso è straordinario.“
Questo contrasta nettamente con il caso di Dave the Diver del 2023, un gioco che sembrava indie ma era sviluppato da Mintrocket, una divisione della compagnia coreana Nexon. Dave the Diver fu nominato e competé nella categoria “Best Indie Game”, senza che l’organizzazione dei TGA affrontasse il conflitto evidente tra l’immagine e la realtà. Solo un anno dopo, il game director Jaeho Hwang ammise che, dal suo punto di vista, “Dave the Diver non è un indie game“.
Il vero problema: cosa significa “Indie” nei The Game Awards 2025?

I The Game Awards utilizzano le categorie “Best Independent Game” e “Best Debut Indie Game” includendo sia titoli pubblicati autonomamente, sia quelli che hanno avuto editori piccoli/medi come Kepler Interactive, Raw Fury, Panic o Annapurna Interactive. Solo 6 dei candidati analizzati soddisfano il criterio di vera indipendenza che solitamente si menziona. Qui sta la contraddizione che i TGA non affrontano: un gioco pubblicato da Devolver Digital è “meno indie” di uno pubblicato da uno sviluppatore solista su Steam? La risposta “scientifica“: sì, è meno indie. Devolver Digital, anche se specializzato nella pubblicazione di videogiochi indie, rimane un intermediario commerciale. La stessa cosa vale per gli altri publisher menzionati poc’anzi. Questi offrono servizi preziosi: distribuzione, marketing, supporto legale e sviluppo, oltre che negoziazione con piattaforme alternative. Ma il fatto stesso che esistano significa che il creatore del gioco ha delegato una parte del controllo creativo e commerciale a terzi.
I 6 titoli completamente autonomi:
- Hades II (Supergiant Games): Studio indipendente di San Francisco con controllo creativo totale. Autofinanziato tramite fondi pubblici iniziali. Rappresenta forse l’incarnazione più vicina al “vero indie.”
- Hollow Knight: Silksong (Team Cherry): Solo 3 sviluppatori australiani con massima autonomia creativa. Nessun intermediario commerciale visibile.
- Dispatch (AdHoc Studio): Veterani dell’industria che hanno scelto l’autopubblicazione. Oltre 1 milione di copie nel primo mese, sviluppato e pubblicato direttamente.
- Peak (Landfall / Aggro Crab): Due studi indie in collaborazione diretta senza intermediari o publisher esterni.
- Atomfall (Rebellion Developments): Studio storico che ha scelto di autopublicare questo titolo survival-action specificamente.
- Consume Me (Jenny Jiao Hsia / AP Thomson): Parzialmente autopubblicato con struttura ibrida minima.
I rimanenti 8 titoli hanno publisher esterni:
- Absolum (Guard Crush Games / Supamonks) – Pubblicato da Dotemu
- Ball x Pit (Kenny Sun) – Pubblicato da Devolver Digital
- Blue Prince (Dogubomb) – Pubblicato da Raw Fury
- Clair Obscur: Expedition 33 (Sandfall Interactive) – Pubblicato da Kepler Interactive
- Despelote (Julián Cordero / Sebastián Valbuena) – Pubblicato da Panic
- Wanderstop (Ivy Road) – Pubblicato da Annapurna Interactive
- Lost Records: Bloom & Rage (Don’t Nod Montréal) – Pubblicato da Don’t Nod stessa
Tuttavia, i The Game Awards 2025 considerano tutti questi titoli come “videogiochi indie”. Una definizione così ampia è praticamente inutile, poiché abbraccia qualsiasi cosa non sia stato sviluppato da un publisher AAA tradizionale (EA, Activision, Take-Two, ecc.).
Dove sono i veri “Indie” ai The Game Awards 2025?
Dei candidati confermati nella categoria “Best Debut Indie Game” dopo il ritiro di Megabonk, rimangono:
- Blue Prince (Dogubomb / Raw Fury) – Ha un publisher
- Clair Obscur: Expedition 33 (Sandfall Interactive / Kepler Interactive) – Ha un publisher
- Despelote (Julián Cordero, Sebastián Valbuena / Panic) – Ha un publisher
- Dispatch (AdHoc Studio) – Completamente autopubblicato

Dei quattro candidati rimanenti, soltanto Dispatch è veramente indipendente nel senso originale del termine, seppur si tratti di uno studio composto da figure professionali con una certa esperienza. Gli altri tre hanno publisher che gestiscono marketing, distribuzione e relazioni con piattaforme. Chiaro che questa non è una critica ai loro publisher. Raw Fury, Panic, e Kepler Interactive sono compagnie rispettabilissime, che supportano genuinamente sviluppatori piccoli. Il punto è che la loro stessa esistenza compromette la definizione di “indie” come “completamente autonomo e/o indipendente”.
La vera questione: cosa vogliamo che significhi “Indie”?
La community e l’industria devono decidere cosa definire Indie e cosa no:
- Opzione A (Ristretta): Completamente autopubblicato, autoprodotto, senza intermediari commerciali visibili (come Hades II, Hollow Knight: Silksong, Dispatch). Questo include anche i solisti come Vedinad/Megabonk/DaniDev.
- Opzione B (Larga): Sviluppato da studi indipendenti, indipendentemente dal fatto che abbiano publisher specializzati. Questo è il criterio attuale dei TGA 2025.
- Opzione C (Ibrida): Creare categorie separate: “True Solo Developer” per i solitari, “Studio-Published Indie” per gli studi con piccoli publisher, e “Independent Vision” per giochi sviluppati in autonomia creativa ma con publisher maggiori.
Per come stanno le cose al momento, la categoria “Best Independent Game” ai The Game Awards 2025 è praticamente priva di significato. Include tutto ciò che non è una produzione ad alto budget (tripla A). Non è una categoria, ma bensì una “non-categoria”.
Perché il gesto di Vedinad importa tantissimo
Il ritiro di Vedinad evidenzia che il problema esiste. In un settore dove si è incentivati a massimizzare visibilità e monetizzazione, scegliere di rinunciare a una nomination prestigiosa per mantenere l’integrità è eccezionale. Ha anche rivelato qualcosa di più profondo: che c’è almeno uno sviluppatore nel 2025 che, nonostante il successo commerciale, ancora crede che l’etichetta “Indie” abbia un significato che vale la pena di proteggere.
Però, finché le categorie rimangono così dilatate, il gesto di Vedinad rimane un raro esempio di integrità in un settore sempre più guidato da marketing e metriche.