Karma: The Dark World, un thriller psicologico onirico – Recensione
Una storia cervellotica
Un po' geek e un po' nerd. Mi dedico ai videogioco, ma ho un'occhio di riguardo per il mondo della tecnologia. Tra Star Trek e Star Wars vi dico Battlestar Galactica.
Karma: The Dark World, un thriller psicologico onirico – Recensione
Questa recensione di Karma: The Dark World è… complicata da scrivere, perché questo primo videogioco di Pollard Studio si presenta come un progetto estremamente narrativo e lineare, spingendosi al punto che il suo gameplay potrebbe essere definito come un “walking simulator” essendo relegato ad un ruolo che definirei marginale.
Lo studio, in più occasioni, ha affermato di essersi ispirato a tre particolari figure del mondo dell’intrattenimento: David Lynch con Twin Peaks, Christopher Nolan con Inception e Interstallar, Hideo Kojima con Metal Gear Solid e Death Stranding.
Questa recensione è stata resa possibile grazie ad una copia fornitami direttamente da Wired Productions. Karma: The Dark World è disponibile da oggi su PlayStation 5 e Steam.
Una storia cervellotica
Quella che potrebbe sembrare una trama classica e sentita più volte, vede protagonista l’agente ROAM, Daniel McGovern, della compagnia Leviathan nella Germania Est di un 1984 alternativo. Daniel ha l’incarico di indagare su un furto avvenuto all’interno dell’Istituto di ricerca Winston e, ovviamente, finisce per ritrovarsi invischiato in un caso ben più grande di lui: una nuova tecnologia ed esperimenti segreti.
L’impronta dei creativi sopracitati fa capolino nella narrazione, che non è affatto lineare e “comprensibile” di primo acchito, infatti inizia a prendere forma ed acquisire maggior senso verso la metà del secondo atto, aprendosi e mostrando tutta l’influenza di Christopher Nolan.
Esplorando e avanzando nella storia, si inizia a comprendere come la società che domina questa Germania alternativa, sotto il controllo e l’influenza di una corporazione sovietica, sia completamente devota al lavoro e alle sue regole estremamente restrittive. Il semplice violarle, può compromettere seriamente la possibilità di fare carriera e quindi di svolgere mansioni più remunerative, e non solo. È praticamente basata sul concetto del “Non ci sono seconde chance” e ciò si riflette sia sui dipendenti della Leviathan che ai loro familiari.
Non voglio fare spoiler, ma la storia e la sua narrazione sono entrambe dannatamente interessanti. Il percorso di Daniel, il suo scavare fino in fondo alla ricerca della verità, mi ha tenuto incollato allo schermo, ma non con poca fatica: il motivo è presto detto, il gameplay non ha particolari guizzi ludici.

Una lunga camminata attraverso meravigliosi corridoi
Infatti qui lo scrivo e avviso: Karma: The Dark World è un videogioco completamente narrativo.
Pollard Studio, per Karma, ha realizzato un’esperienza di gioco nella quale si cammina per tutto il tempo in ambienti chiusi e classici come uffici, ma anche in scenari onirici dove la direzione artistica dello studio prende il sopravvento in un tripudio di fantasia, esplodendo in tutta la sua creatività. Le lunghe camminate, nelle quali si avanza in maniera piuttosto lineare, vengono interrotte di tanto intanto da piccoli momenti nei quali si deve investigare e/o risolvere un enigma, ma nulla di realmente complicato e cervellotico.
Da persona che tecnicamente è agli antipodi per questo genere di esperienza ludica, giocando prevalentemente videogiochi dinamici e ricchi di azione, ho sì faticato ad arrivare ai titoli di coda, ma la storia ha saputo compensare più che bene. È un compromesso che si deve accettare prima di immergersi in Karma: The Dark World.




La direzione artistica si scontra con un comparto grafico di alto livello, enfatizzando la narrazione
Non ci sono molti videogiochi che riescono a darmi quelle sesazioni simil DmC: Devil May Cry di Ninja Theory o film alla Inception di Christopher Nolan nel campo della “sperimentazione” visiva, eppure Pollard Studio c’è riuscito pienamente inserendo in maniera coerente con la storia e narrazione delle sequenze e scenari con stili completamente differenti rispetto a quelle di partenza, adattandosi perfettamente al contesto dato dalla narrazione enfatizzando l’emozioni che vogliono trasmettere. Infatti, la narrazione arriva a toccare temi come abusi e depressione, amore e odio, con dei dialoghi mai scontati.
Il motore grafico che muove il tutto è il consueto Unreal Engine 5 e, come al solito, non mancano alcune problematiche che lo coinvolgono. Infatti si è quasi obbligati ad attivare il DLSS (nel mio caso) per sopperire alla presenza del rumore che si genera nelle zone d’ombra. Tolto ciò, il colpo d’occhio è veramente di impatto. Gli scenari restituiscono un’atmosfera horror che funziona perfettamente, grazie ad effetti di luce che funzionano egregiamente. Il tutto senza sfruttare il Ray Tracing, ma su PC si hanno tutte le tecnologie di upscaling: DLSS 3.7, FSR 3.1 e XeSS 2.0.


A conti fatti…
Karma: The Dark World è un videogioco completamente narrativo, che lascia il gameplay in secondo piano. Nonostante ciò, l’ho trovato intrattenente. Nonostante la storia sia estremamente criptica nella sua prima metà, riesce comunque a dare un pretesto per essere giocato. Vuoi o non vuoi, il desiderio di comprendere cosa diavolo si cela dietro a tutto si viene a creare.
Se la narrativa è al primo posto, il secondo e il terzo vengono ricoperti rispettivamente dal comparto artistico, di incredibile livello nel secondo atto, e quello grafico, che fin dalle prime battute non fa altro che sorprendere.
Sebbene non lo abbia accennato precedentemente, Pollard Studio ha confezionato anche una regia ricercata per alcune delle sequenze di Karma: The Dark World, dedicate alla più completa introspezione dei personaggi che compongono il cast dei personaggi al centro della storia.
E quindi, giunto alle battute finali di questa (seppur breve) recensione, dopo le mie 8 ore circa di gioco, non posso fare a meno di considerare Karma: The Dark World come…