Nobody Wants to Die: Cyberpunk e Noir si fondono – Recensione
Il tuo corpo non ti appartiene
Un po' geek e un po' nerd. Mi dedico ai videogioco, ma ho un'occhio di riguardo per il mondo della tecnologia. Tra Star Trek e Star Wars vi dico Battlestar Galactica.
Nobody Wants to Die: Cyberpunk e Noir si fondono – Recensione
È passato un poco di tempo dall’uscita di Nobody Wants to Die, ma non è andato dimenticato! La recensione giunge un po’ in ritardo, ma questo investigativo, in salsa noir, mi è piaciuto parecchio e lo scrivo già da ora: è difficilissimo non accostarlo ad Altered Carbon e alla miriade di opere noir, dai romanzi ai film, fino ai videogiochi come Max Payne.
Di videogiochi appartenenti al tema Cyberpunk ce ne sono stati, ma tra tutti è ovvio parlare di Cyberpunk 2077 per la nomea di CD Projekt Red, però va detto che nonostante Night City fosse fantastica e che tutto il mood riusciva a tener su l’intera produzione che, dal punto di vista ludico e anche narrativo – in riferimento alle interazioni in grado di alterare il corso della narrazione -, non splendeva particolarmente. Si potrebbe anche aggiungere che gli appassionati del genere, soprattutto quelli che arrivavano da produzioni di altri media, si sono trovati un titolo Cyberpunk abbastanza “snellito”.
Ora, io non mi definirei assolutamente un appassionato ed esperto del genere, ma la mia dose coi Blade Runner l’ho avuta, così con Altered Carbon in formato televisivo e cartaceo, assieme ad altre produzioni che attualmente non mi sovvengono. E devo ammettere che, pensando ad esse, a Cyberpunk 2077 mancava quel fattore che li caratterizza: Night City, come detto, è fantastica, ma da giocare e vivere non è così distante da qualsiasi altra città vista nei free roaming più comuni. Laddove Cyberpunk 2077 ha in un certo senso fallito, Nobody Wants to Die, nella sua linearità, è riuscito con una New York che sembra essere uscita direttamente da Blade Runner ed Altered Carbon. Ma non è tutto. Procediamo per gradi.

Il tuo corpo non ti appartiene
Nel mondo creato da Critical Hit, le persone conducono un’esistenza inumana. Una volta raggiunti i 21 anni, la popolazione viene obbligata a sottoscrivere un abbonamento per il proprio corpo, con regole estremamente ferree atte a spingere la popolazione a vivere nel modo più sano possibile per conservarlo al meglio. Non pagando il citato abbonamento, si perde il diritto sul proprio corpo, finendo reclusi finché il pagamento non viene saldato, altrimenti può essere ceduto a terzi.
Difatti non a caso ho menzionato Altered Carbon. In Nobody Wants to Die le persone possono condurre una vita estremamente longeva, passando di corpo in corpo, grazie alla icorite che permette di trasferire la propria coscienza, a patto che essa non venga seriamente danneggiata.
Il detective James Karra, il classico poliziotto mal visto dal proprio dipartimento e che si sta lasciando andare a suon di alcol, riceve l’incarico di raccogliere alcune prove su un particolare caso che vede al centro uno dei potenti di New York. Ovviamente, essendo una signor testa calda, non impiega molto nel comprendere che sotto c’è qualcosa di più, finendo per scavare così a fondo da scoprire un vero e proprio complotto a danni del governo.

Nobody Wants to Die è un videogioco estremamente “narrativo centrico”, spendere ulteriori parole potrebbe rovinarvi l’esperienza, ma tenete a mente che sono presenti numerose situazioni in cui una scelta può cambiare il percorso narrativo. Non mancano scelte morali o altre che possono essere sbloccate raccogliendo informazioni interagendo con lo scenario.
Spirito Noir anche nel suo gameplay
In tutto questo la sua essenza noir ci sguazza. James Karra è costruito letteralmente come da copione, infatti il videogiocatore non faticherà molto ad accostarlo a quel Max Payne coi suoi pensieri interiori, narrati con la sua classica voce un poco rauca, mentre scava sempre più affondo nel suo caso.
Le dinamiche di gioco sono semplici, per progredire nella storia si devono esaminare le scene del crimine trovando indizi di vari generi, avvalendosi degli attrezzi del mestiere che offrono: l’opportunità di ricostruire tutta la scena creando un flusso dinamico dell’evento; vedere attraverso gli oggetti e seguire la direzione dei proiettili sparati da un determinato punto, con possibilità di partire dal loro punto di arrivo; seguire tracce di sangue e comprende se appartengono a un individuo particolare.

Man mano che si raccolgono indizi, al termine di alcuni capitoli, si potranno mettere in ordine per costruire e ricapitolare il caso, così da comprendere la direzione da intraprendere e andare avanti fino al raggiungere il quadro completo e, soprattutto, far chiarezza sull’identità del colpevole.
Breve, ma intenso!
Sebbene la storia possa essere portata a termine nel giro di 5/6 ore di gioco, va detto che Nobody Wants to Die presenta una forte rigiocabilità. Concludere la prima sessione potrebbe non dare tutte le risposte che ci si pone, di conseguenza almeno un “secondo giro di giostra” risulta quanto meno necessario. Il tutto è aiutato dalla sua linearità, che oltre a fare in modo di non risultare troppo pesante da rigiocare, ha fatto in modo che Critical Hit potesse realizzare una New York cyberpunk incredibilmente fedele alle opere cinematografiche e seriali, regalando un fantastico colpo d’occhio al giocatore che difficilmente non rimarrà sorpreso dai panorami e dalla direzione artistica.
Più videogiochi intensi e meno infarciti di orpelli inutili
Nobody Wants to Die è un signor videogioco. Se si è appassionati di cyberpunk è praticamente un videogioco da acquistare ad occhi chiusi, anche se magari si ha visto o letto poco sul genere. È un titolo totalmente investigativo e con una fortissima attenzione alla narrazione, di conseguenza è sconsigliato a chi cerca azione e dinamicità, anche se non posso non consigliare di uscire dalla propria comfort zone.
Questo è certamente un videogioco che merita attenzione, anche per i messaggi e la costante critica posta al suo interno, aspetti che in questa sede non ho voluto approfondire per non danneggiare l’esperienza, ma posso solo dire che Critical Hit ha scelto un titolo azzeccato per la sua prima produzione: Nobody Wants to Die, che in italiano vuol dire “Nessuno vuole morire”.

Visivamente, nella mia bolla social, ho tenuto a definirlo “oro”, ma va chiarito un punto. Critical Hit ha preso Unreal Engine 5 e lo ha sfruttato a più non posso, tanto che la mia build con RX 7800XT, Ryzen 7 5800X e 32GB di Ram han faticato a tenerlo attorno ai 60FPS senza ricorrere al TRR puntato su qualità con tutto al massimo ad una risoluzione 3440×1440. Aggiungo anche che il videogioco è giocabilissimo anche con delle build meno prestanti, difatti è possibile godere di Nobody Wants to Die anche con una GPU come la RX 6600XT, tenendo a mente di non poter buttare tutto al massimo con “nonchalance”.