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Editoriali 01 NOVEMBRE 2025 8 MIN LETTURA

Pass Battaglia di Battlefield 6: EA ripete gli errori del passato

Electronic Arts ci sta cascando, di nuovo

Un po' geek e un po' nerd. Mi dedico ai videogioco, ma ho un'occhio di riguardo per il mondo della tecnologia. Tra Star Trek e Star Wars vi dico Battlestar Galactica.

Pass Battaglia di Battlefield 6: EA ripete gli errori del passato
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Pass Battaglia di Battlefield 6: EA ripete gli errori del passato

Era l’epoca di Xbox 360 e PlayStation 3, quando Electronic Arts acquisì la nomea di peggiore azienda al mondo, per via delle sue dinamiche nella gestione dei contenuti aggiuntivi quali espansioni e DLC. Alla mente, mi viene subito la pessima gestione dietro alla saga di Mass Effect, con dei contenuti di un certo peso posti come “materiale aggiuntivo”. Inutile sottolineare la gestione dietro a quel che si chiamava FIFA, con la modalità Ultimate Team, dove l’utenza veniva spinta ad acquistare pacchetti su pacchetti nella speranza ultima di mettere assieme una squadra perfomante, con la quale portarsi a casa la soddisfazione di scalare la classifica online. Ovviamente non sono mancate l’espansioni dedicate a Battlefield 3 e Battlefield 4, seppur va detto che i contenuti non erano proprio ridotti e non s’avvertiva quella sensazione di contenuto rimosso in un secondo momento. Cosa abbastanza comune in quel periodo, basti pensare ad Assassin’s Creed 2, Asura’s Wrath e Prince of Persia. Eppure, in qualche modo, ne siamo usciti fuori da quelle dinamiche. Più o meno.

Electronic Arts ci sta cascando, di nuovo

Oggi, dopo che Fortnite ha rivoluzionato le carte in tavola in merito alla fruizione dei videogiochi competitivi online, la situazione sembra quasi regredire a quei tempi. Però, paradossalmente, pare quasi che oggigiorno (parte) dell’utenza ne sia quasi felice. Questo articolo nasce dall’introduzione del Pass Battaglia di Battlefield 6, giunto sul mercato dopo soli 20 giorni dal lancio. Con contenuti prodotti e sviluppati durante la creazione stessa del videogioco, i quali – già confermati durante le fasi marketing – sarebbero effettivamente arrivati dopo il lancio, assieme alla modalità free-to-play: Battlefield REDSEC, ovvero la Battle Royale firmata Battlefield. Ebbene, all’interno del Pass Battaglia si trovano i classici contenuti che oggigiorno si reputano “normali”, ma che in altre circostanze sarebbero considerati elementi bloccati dietro al paywall, i contenuti sono: skin per i soldati e oggetti dedicati alle personalizzazioni delle armi, ma anche dei “pacchetti” con armi personalizzate di default o direttamente alcune armi che devono essere sbloccate prima del termine della stagione, con un sistema di progressione decisamente lento.

Il Pass Battaglia può essere approcciato in tre modi:

  • gratuitamente, si avrà accesso a una serie ben definita di elementi, tra cui le armi (da non confondere coi “pacchetti personalizzati”);
  • pagando 10€, sarà possibile sbloccare tutti gli oggetti presenti e in più verranno sbloccati immediatamente sei contenuti;
  • pagando 25€, si avranno i medesimi benefici del primo “tier”, ai quali si aggiungono alcuni contenuti esclusivi (come una radio da utilizzare mentre si guidano i mezzi).

Il problema vero e proprio di questo Pass Battaglia, sta nel come è stato concepito. Gli utenti che decideranno di non acquistarlo, potranno sbloccare fino a 300 monete di Battlefield, la moneta su cui pone la base la struttura economica di Battlefield 6. Questa moneta, infatti, viene utilizzata per due scopi: il primo è acquistare un Pass Battaglia senza ricorrere necessariamente alla valuta reale, fattore possibile soltanto dopo aver completato la bellezza di quattro stagioni; il secondo è il negozio interno, dove sono già presenti diversi contenuti che partono da un tetto minimo di 5€ ad un massimo di 15€ (circa). Mentre l’utente che ha sborsato già la bellezza di 70/80€ decide di non investire ulteriore denaro, coloro che finanzieranno questa operazione avranno accesso a 1.100 monete: la cifra esatta che permetterebbe loro di “rinnovare” il Pass Battaglia la stagione successiva.

Quanto offerto da Battlefield Studios ed Electronic Arts è difatto equiparabile a un’offerta di un classico videogioco free-to-play, ma con una gestione improntata a sfavore degli utenti: chi non paga viene penalizzato, dovendo attendere mesi prima di mettere insieme 1.100 monete; chi invece decide di pagare, qualora non riuscisse a completare il Pass Battaglia, si ritroverebbe impossibilitato nel recuperare i contenuti che gli spettano di diritto.

Il Pass Battaglia è un male necessario?

Il Pass Battaglia viene visto come un “male necessario”, perché fondamentalmente permette ai giocatori di avere accesso “gratuitamente” a nuovi contenuti. Nel caso di Battlefield 6 parliamo di nuove mappe e nuovi equipaggiamenti, al netto di completare il Pass Battaglia: una signor pretesa quella di voler monopolizzare il tempo degli utenti. Il problema, in questo caso, non è la sua presenza, ma quanto più la sua gestione e concezione. I contenuti, come avviene per altri videogiochi come Overwatch 2 ed Helldivers 2, devono rimanere a disposizione dell’utente: in Overwatch 2 avviene tramite le classiche loot box, date gratuitamente medianti sfide, eventi e Pass Battaglia; in Helldivers 2 invece si ha direttamente la possibilità di completare tutti i Pass Battaglia rilasciati fino a oggi.

A peggiorare la questione, vi è un fatto: Battlefield 6 è un videogioco premium dal valore di 70€, per gli utenti PC, e 80€, per gli utenti console. Infatti, la gestione adottata da Electronic Arts non è poi così distante da quella di Embark Studios per il suo free-to-play The Finals, che prevede un Pass Battaglia analogo. Gratuitamente si possono riscattare fino a 375 crediti sui 1.100 richiesti per sbloccare la versione a pagamento, questo si traduce in circa tre stagioni necessarie per poter acquistare il Pass Battaglia sfruttando la valuta di gioco. Come se ciò non bastasse, The Finals permette di acquistare i Pass Battaglia passati. Insomma The Finals (gratuito) è più “benevolo” di Battlefield 6 (a pagamento).

Uno dei videogiochi che può essere accostato al modello adottato da Electronic Arts è… Call of Duty. In più occasioni, durante le fasi promozionali di Battlefield 6, non ho mancato di sollevare qualche analogia tra i due franchise: dalla campagna pubblicitaria (eventi e trailer) fino alla campagna cinematografica. Anche in questo caso, EA ha deciso di strizzare l’occhio al competitor, adottando il medesimo sistema economico. Rimanendo in tema delle monete di gioco, il Pass Battaglia di Call of Duty Warzone permette di accumulare gratuitamente 300 CP, di cui 1.100 richiesti per sbloccare i contenuti a pagamento (non possedendo Black Ops 6, mi rimetto a quanto visto nel “client” Call of Duty, tramite GeForce Now). Tenendo a mente quanto scritto poc’anzi: Battlefield vuole sfidare Call of Duty ad armi pari, e non è un bene per il consumatore finale.

Così come ieri, è ora di alzare la voce

Battlefield 6 è praticamente il miglior Battlefield uscito negli ultimi 14 anni. Su questo non ci piove. Sebbene sia evidente il suo spirito più frenetico e votato alla velocità, come se Battlefield Studios avesse impiantato in esso parte dell’essenza classica dei Call of Duty (ricordiamoci chi ha supervisionato il tutto: Vince Zampella, una delle principali figure dietro Call of Duty e Medal of Honor). E ci sta, certo un poco dispiace perché in molti frangenti si avverte l’assenza di quel tatticismo, così come la mancanza di mappe più aperte e vaste (ragion per cui, a parer mio, Battlefield 3 rimane il migliore, d’altronde era ben bilanciato nell’offrire un’esperienza di gioco con mappe su vasta scala e scenari urbani). Il problema è quello che attualmente gli sta girando attorno. Il Pass Battaglia così concepito, va rivisto. Non eliminato. Electronic Arts e Battlefield Studios devono trovare un giusto equilibrio tra l’offerta da proporre agli utenti che hanno già pagato il biglietto di ingresso e chi invece vuole investire altro denaro. Non possono, e non devono, ridursi a trattare Battlefield come Activision sta trattando Call of Duty. D’altronde è il motivo per cui molti utenti stanno man mano abbandonando CoD in favore di altre alternative, tra cui proprio Battlefield.

Attualmente il Pass Battaglia dispone anche di un sistema di progressione lento. E questa lentezza sembra essere un problema diffuso all’interno del gioco, intaccando anche le sfide e i requisiti per sbloccare alcuni elementi come alcune armi o le loro mimetiche: se utilizzo il fucile di precisione SV-98, per quale ragione dovrei utilizzare la mitragliatrice M123K? È chiaro che l’intento sia quello di tenere incollati i giocatori e farli sperimentare con tutti i contenuti, ma non è questo il modo.

Le fondamenta di Battlefield 6 sono eccellenti, ma presenta queste problematiche e scarse rifiniture da dare l’impressione che manchi qualcosa ed effettivamente manca buona parte del team che ha creato e reso celebre Battlefield: Lars “Mr Battlefield” Gustavsson, Patrick Bach, Fredrik Löving, Alan Kertz, Vidar Nygren, Per-Olof Romell e moltissimi altri. Da notare che Mr Battlefield ha fondato TTK Games insieme a Vidar Nygren, mentre altri esponenti hanno fondato Embark Studios (The Finals e ARC Raiders).

Il miglior modo per avere dei miglioramenti, che possano giovare a tutti, è alzare la voce e farsi notare. Battlefield Studios ha dato prova di ascoltare e tener traccia delle richieste da parte della community. Quindi la palla sta a noi, dobbiamo pretendere che questo prodotto rimanga fedele al suo spirito, e che non venga contaminato da queste dinamiche che hanno danneggiato Call of Duty in maniera irreparabile: sfido a trovare appassionati della vecchia trilogia di Modern Warfare, di Black Ops e World at War che siano davvero soddisfatti dell’attuale andamento.

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