Scorn: l’incarnazione di una meravigliosa noia – Mini recensione
Se solo non si parlasse di un videogioco...
Un po' geek e un po' nerd. Mi dedico ai videogioco, ma ho un'occhio di riguardo per il mondo della tecnologia. Tra Star Trek e Star Wars vi dico Battlestar Galactica.
Scorn: l’incarnazione di una meravigliosa noia – Mini recensione
Lo studio serbo Ebb Software, fondato nel 2013, ha messo tutta l’anima ed il corpo nello sviluppo del suo primo progetto: Scorn, annunciato nel 2014.
Scorn è uno di quei videogiochi che si prefigge l’obiettivo di non dire assolutamente nulla al giocatore, non v’è nessuna linea di testo parlata o scritta; l’interfaccia utente è estremamente scarna, ma estremamente intuitiva. Il mondo creato da Ebb Software gira tutto attorno allo stile delle opere di Giger, conosciuto soprattutto per Alien, e Beksinski.
A discapito di quanto mostrato in alcuni trailer gameplay, Scorn non è uno videogioco d’azione e non è considerabile un vero e proprio FPS; mi sento di contraddire anche chi lo reputa un “puzzle game”, certo i puzzle hanno una figura centrale per l’avanzamento nel gioco, ma a conti fatti risultano estremamente marginali sia nella realizzazione che in fatto di presenza. Qui difatti nascono le prime discrepanze: Scorn, che videogioco è? Gli autori lo definiscono semplicemente come “un’avventura horror” e forse alla fin fine è la definizione più corretta, perché in sostanza l’offerta videoludica della prima produzione Ebb Software “non è carne né pesce”.
Se solo non si parlasse di un videogioco…
La componente shooter è appena abbozzata e, per come è stata concepita, sembra esser stata creata per coprire il minimo dispensabile. Nelle fasi iniziali si ha la percezione che si debbano uccidere le misteriose creature che ci si parano dinnanzi, ma in realtà bisogna fare l’opposto: correre, correre come se non ci fosse un domani. Questa soluzione, in realtà, non sarà la base della sola fase iniziale, ma per tutta la durata di gioco, anche con le armi avanzate ad eccezioni di un paio di casi.
Così come lo shooter, anche i puzzle ed enigmi ambientali sono raffazzonati ed apparentemente fuori luogo e privi di un reale contesto, considerando che l’obiettivo centrale di Ebb Software era proprio quello di creare un mondo estremamente coerente ed interconnesso. In realtà, c’è un problema anche in relazione a quest’ultima affermazione, Scorn non presenta una reale interconnessione, le zone sono suddivise in sezioni che non danno una reale percezione di “mondo coeso ed esplorabile”, a ciò si somma l’impossibilità di esplorare a dovere, a causa della sua estrema linearità.


In tutto questo, Scorn eccelle in tre sole parti: grafica, messa in scena ed il suono.
Gli scenari creati da Ebb Software sono semplicemente stupendi in tutto il loro essere destabilizzanti in alcuni frangenti; il design degli ambienti, degli oggetti coi quali si interagisce in prima persona ed il modo in cui interagiscono tra loro ed il suono che ne deriva è tutto realizzato in maniera a dir poco sopraffina. Tutto questo è davvero complesso da descrivere, in quanto andrebbe visto in prima persona, sulla propria piattaforma di gioco, perché se Scorn fallisce come videogioco, eccelle come prodotto grafico e sonoro.
Nel calderone di questo paragrafo, voglio inserire anche alcuni concetti di design che ho apprezzato infinitamente, come la modularità delle armi – che sì, lo ammetto, mi ha ricordato quella di Star Wars: Republic Commando – e di alcuni oggetti nel proprio inventario, in parte visibile anche volgendo lo sguardo del protagonista verso il basso.
La cocente delusione
Scorn s’è dimostrato essere un prodotto ben realizzato dal punto di vista artistico, raggiungendo picchi veramente elevati, ma qui non stiamo parlando di un quadro o di un’opera visiva da usufruire passivamente, qui stiamo parlando di un videogioco, che è composto da svariate componenti, la cui principale è l’interazione, passando dall’essere passivi all’essere attivi, puntando in linea teorica: nell’esplorazione degli ambienti, che si riducono ad essere dei classici corridoi dove schivare i nemici, mentre si corre per evitare di essere colpiti per buona grazia di un pessimo shooting; nella risoluzioni di diversi enigmi, alcuni dei quali sconnessi e non propriamente coerenti col mondo di gioco nella loro esecuzione; sulla comprensione degli eventi che vedono coinvolti una civiltà avanzata colpita, probabilmente, da una “razza” di parassiti alieni. L’unica fortuna, è la sua scarsa longevità: si può giungere all’epilogo in 4 ore scarse, massimo 5.
Pregi
- Comparto grafico e design generale
Difetti
- Estremamente lineare, non si percepisce minimamente l’interconnessione delle aree
- Il gameplay è completamente fallace sotto tutti i punti di vista
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