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Recensioni 03 OTTOBRE 2022 7 MIN LETTURA

Soulstice: un nuovo, ma classico, hack ‘n’ slash – Mini recensione

Un vecchio classico?

Un po' geek e un po' nerd. Mi dedico ai videogioco, ma ho un'occhio di riguardo per il mondo della tecnologia. Tra Star Trek e Star Wars vi dico Battlestar Galactica.

Soulstice
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Soulstice: un nuovo, ma classico, hack ‘n’ slash – Mini recensione

L’industria dei videogiochi è assai complessa, nuovi studi nascono costantemente, sia quelli di natura indipendente sia quelli tirati su ad hoc dai professionisti del settore. Negli ultimi tempi abbiamo potuto appurare come l’industria stia vedendo una partecipazione sempre più attiva da parte del nostro paese, con produzioni firmate da Kunos Simulazioni, autori dei celebri Assetto Corsa e Assetto Corsa: Competizione, per non parlare di Milestone, Ubisoft Milano e Nacon Studio Milan fino ad arrivare al publisher 505 Games. Questa premessa l’ho trovata necessaria per lo studio italiano dietro Soulstice: Reply Game Studios, già autori di Joe Dever’s Lone Wolf e Theseus.

Soulstice pone le basi, in termini di gameplay, sul genere degli hack ‘n’ slash come Devil May Cry, DmC: Devil May Cry e Bayonetta, dove il mettere insieme combo su combo fanno in modo che Briar si lanci in particolari coreografie disintegrando orde di nemici, ma nonostante Reply Game Studios si sia ispirato ad uno dei generi più tamarri che ci sia, la storia non funge come un pretesto per fare in modo di piazzare nemici su nemici all’interno degli scenari. Il mondo di gioco è costruito su delle regole ben precise, con un background narrativo che ha il suo spazio grazie ai numerosi dialoghi presenti, per non parlare degli approfondimenti disponibili attraverso la scoperta degli scenari e nemici.

Un vecchio classico?

Districandosi in 25 capitoli, ai quali se ne aggiungono 5 denominati “Ricordi”, la storia vede protagoniste due sorelle Briar e Lute, divenute una Chimera in seguito ad un attacco al loro villaggio. Le Chimere hanno il ruolo di proteggere gli abitanti, lottando contro la progenie del Caos, affrontando esseri corrotti, spettri e creature possedute da quest’ultimi.

Soulstice ha una trama di stampo classico, le due sorelle ricevono l’incarico di recarsi a Ilden, capitale del Regno di Keidas, come supporto ad altre due Chimere inviate poco prima, col dovere di chiudere La Breccia, dalla quale fuoriescono creature che hanno lo scopo di distruggere la qualsiasi, corrompendo gli esseri viventi tramutandoli in veri e propri mostri pronti a seminare distruzione. In tutto questo le protagoniste dovranno scoprire cosa sta accadendo con esattezza nella capitale, mentre si avventurano sempre più in profondità riportando in superficie ricordi di un passato ormai sepolto nella loro memoria.

Soulstice prende un po’ ovunque, ma ha del suo

Come già detto, Soulstice è un hack ‘n’ slash ed è considerabile come una sorta di “lettera d’amore per il genere stesso“: la telecamera fissa durante l’esplorazione riporta alla mente i Devil May Cry, per poi sbloccarsi all’occorrenza nei combattimenti; le combo non sono molte, ma vengono compensante con la presenza di svariate armi come un arco, una possente ascia, pugnali, la classica spada e via dicendo; Lute avrà il compito di difendere Briar dagli attacchi nemici, con tanto di possibilità di attaccarli nei più disparati modi; a ricordare le serie di PlatinumGames e Capcom ci pensa anche la possibilità di trasformarsi, assumendo una forma che potenzierà il danno e la velocità di Briar.

La longevità è decisamente sopra la media rispetto agli altri esponenti del genere, ma lo studio Reply, è riuscito nell’impresa di introdurre nuovi nemici che si differenziano a sufficienza li uni dagli altri. Così come sono stati in grado di introdurre nuove meccaniche di capitolo in capitolo.

Sebbene non si manovra direttamente, Lute è personaggio che va sfruttato a dovere

Man mano che si procede nell’avventura, si riceveranno diverse armi e con esse nuove abilità che dovranno essere sbloccate ad inizio di ogni capitolo oppure tramite l’Osservatore, grazie al quale potersi rifornire anche di oggetti utili per i combattimenti.

Come “suggerito”, anche Lute avrà una sua parte durante i combattimenti, difatti si occuperà di difendere Briar da diversi attacchi: creando barriere, respingendo attacchi eseguiti dai nemici distanti o bloccandoli temporaneamente e via discorrendo. Le abilità di Lute sono estremamente numerose, disponendo di tre diverse sezioni: Attacchi, Campi e Difesa.

Il punto focale di Lute saranno certamente i Campi, che oltre a fungere come un elemento per risolvere alcuni semplici enigmi posti all’interno degli scenari, saranno utili per affrontare i nemici che man mano diverranno sempre più ostici e complessi – nel insieme generale – creando situazioni in cui si dovrà passare dal Campo di Evocazione, per affrontare gli Spettri, al Campo di Esilio, per affrontare i Posseduti.

Il design sottomette la “bruta grafica”, ma il doppiaggio è letteralmente il punto debole della produzione

Il colpo d’occhio restituito da Soulstice non è affatto male. Gli scenari regalano costantemente un senso di stupore, soprattutto nelle sezioni più panoramiche, mentre sui personaggi viene applicato uno stile estetico che può riportare alla mente qualche film d’animazione occidentale o qualche produzione videoludica come quella di Activision Blizzard con Overwatch. Non di meno è il design dei nemici e dei boss, tutti con delle proprie caratteristiche e peculiarità.

Ciò che fa storcere il naso è soprattutto il doppiaggio, con degli attori che non riescono a restituire le dovute emozioni rispetto a quanto mostrato su schermo. Non si “salva” neanche la prestazione di Stefanie Joosten (Quiet in Metal Gear Solid V: The Phantom Pain), doppiatrice delle due protagoniste, che oltre a soffrire del medesimo problema degli altri doppiatori, durante le sessioni in cui Briar e Lute parlano, si avvertono diversi difetti di pronuncia: considerando che nel ruolo di Quiet non v’erano, potrebbe darsi che siano da attribuire alla caratterizzazione data ad esse, anche se sorge il dubbio visto che è stata applicata ad entrambe.

Un hack ‘n’ slash che dà molto, forse anche troppo (paradossalmente!)

Soulstice è un hack ‘n’ slash che porta il genere oltre il voler mettere a segno le combo in favore di un punteggio fine e a se stesso, raccontando anche una storia. Il gameplay ed il sistema di combattimento fanno il loro lavoro, sebbene in alcune circostanze su schermo vi sia fin troppa confusione, impedendo al giocatore di poter schivare i colpi nemici a dovere, complice anche un sistema di agganciamento realizzato con troppa superficialità. Mentre le abilità sono numerose e permettono di creare una propria Lute in grado di eseguire azioni ben precise, a differenza di quelle di Briar che sono estremamente classiche limitandosi al dover potenziare la sua efficienza con le armi.

Sebbene il gioco in sé sia estremamente piacevole, porta con sé due punti dolenti: la longevità ed il doppiaggio.
A tratti sembra che Reply Game Studios abbia voluto rimpinzare Soulstice di meccaniche sempre nuove, sacrificando la longevità; che dir si voglia, passare 20 ore circa ad affrontare lunghi corridoi tra un’orda di nemici ed una sequenza di pura chiacchiera, alla lunga stanca. All’interno del gioco si possono trovare così tanti nemici e così tante meccaniche, che ironicamente avrebbero potuto sfruttarle per un secondo capitolo o DLC, sebbene i veri boss alla fin fine si contano sul palmo di una mano.
Il doppiaggio in generale è estremamente sotto la media in fatto di recitazione, non basta il nome di chi ha lavorato per un brand celebre se poi si fatica ad immergersi nella narrazione, problema che poi si ricollega alla stanchezza nel sorbirsi i lunghi e prolissi dialoghi.

// Consigliato

Pregi

  • Sistema di combattimento…
  • Buona storia e narrazione…
  • Comparto estetico e grafico
  • Ottima varietà dei nemici
  • Buona varietà delle abilità/armi di Lute e Briar

Difetti

  • …Accompagnato da una pessima gestione della telecamera
  • …peccato per il doppiaggio in sé che non aiuta ad immergersi nella storia
  • Decisamente troppo longevo

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