The Precinct è quel poliziesco che serviva dopo True Crime e L.A. Noire – Recensione
Proprio un classico poliziesco tra gang e serial killer
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The Precinct è quel poliziesco che serviva dopo True Crime e L.A. Noire – Recensione
Quando molti anni fa giocai a titoli come True Crime e L.A. Noire (piango al pensiero che di queste due serie non si abbiano ancora notizie di possibili seguiti), ho sempre trovato più affascinante impersonare un poliziotto piuttosto che un criminale. Indagare sui vari crimini, sgominare bande e rendere la città un posto più sicuro ha sempre esercitato su di me un certo fascino. Così, dopo anni di vuoto, speravo finalmente di poter tornare a vestire i panni di un agente in un open world moderno, sfruttando tutti i progressi tecnologici degli ultimi anni.
Certo, nel panorama indie sono usciti titoli interessanti su questo tema, come l’ottimo Beat Cop o il più monotono Police Patrol Simulator, ma nessuno era mai riuscito davvero a soddisfare le mie aspettative. Poi, dopo aver visto The Precinct a una delle tante presentazioni videoludiche (sviluppato da Fallen Tree Games Ltd, gli stessi di American Fugitive), il mio interesse è cresciuto parecchio, soprattutto dopo aver provato la demo. Capite bene che, quando mi è stata offerta la chiave del gioco, non ci ho pensato due volte a metterci le mani sopra e ora sono pronto a raccontarvi la mia esperienza con The Precinct.
Proprio un classico poliziesco tra gang e serial killer
Devo ammettere che non amo particolarmente scrivere della trama, ma in redazione mi crocifiggerebbero se non lo facessi, quindi eccomi qui. La storia ci porta nei lontani anni ’80 (di nuovo, che palle! Grazie Stranger Things), dove vestiremo i panni del giovane poliziotto Nick Cordel Junior, figlio del celebre, nel mondo di gioco ovviamente, Nick Cordel Senior. Il padre, forse troppo egocentrico nel dare lo stesso nome al figlio – ma vabbè, sono americani – è stato ucciso in servizio in circostanze misteriose.


Decidendo di seguire le orme paterne, il nostro Nick Secondo che, ve lo dico subito, sarà un protagonista quasi muto e dalla personalità poco definita, salvo in alcuni momenti in cui potremo scegliere cosa rispondere o chiedere, entra nel dipartimento di polizia di Averno City (che sembra il nome di un liquore), sotto la guida del veterano Kowalsky, che gli insegnerà tutto, ma proprio tutto, del mestiere. Nel prologo che funge anche da tutorial, la storia è centrale e adrenalinica, permettendoci di conoscere i personaggi e il contesto. Tutto ruota attorno all’arresto e alla caduta della banda Augustus, regina della criminalità organizzata di Averno City. Dopo questo prologo movimentato, la narrazione si dilata: il resto della trama consiste nell’aiutare i detective Li e Ferrara a sgominare due bande rivali che si contendono il controllo della città dopo la caduta della famigerata Augustus. C’è anche una sottotrama legata a un serial killer, ma, per quanto importante, la considero secondaria, visto che si intreccia con la caccia alle gang.
Parlando delle gang, ecco i due contendenti per il dominio della città: da una parte una banda cinese di cui non ricordo il nome e, sinceramente, non sono tenuto a farlo, riconoscibile dal drago rosso sulla divisa e particolarmente inclusiva, dato che tra le sue fila militano anche non orientali; dall’altra parte i miei favoriti, una banda di punk anarchici fricchettoni, amanti del viola, anti-sistema, fanatici del rock e inclini al caos terroristico (ancora non ho capito perché ascoltare i Manowar o i Metallica dovrebbe farmi diventare un terrorista, ma erano gli anni ’80, pieni di stereotipi viventi).
Aiutando i colleghi a sgominare queste due gang, la storia prosegue, ma come ho detto prima, la narrazione risulta molto dilatata. Questo perché occorre smantellare le gang dalle fondamenta, eliminando i boss minori fino ad arrivare ai vertici, un po’ come in Crackdown, chi l’ha giocato sa di cosa parlo o, per citare qualcosa di più noto, come nella serie di Assassin’s Creed nella caccia ai Templari. Ma per farlo, dobbiamo raccogliere prove contro ogni boss: essendo dalla parte della legge, non possiamo semplicemente sbatterli in galera. L’unico modo per trovare queste prove è durante il nostro normale lavoro di pattuglia: negli incontri o scontri con gli abitanti di Averno City, potremo trovare indizi collegati alle gang e ai vari boss.

Non aspettatevi però che sia tutto immediato: per farvi capire meglio, devo spiegarvi il gameplay di The Precinct, vero cuore del gioco.
La vita da poliziotto a 360°
Lo scopo del gameplay è farvi vivere la carriera di poliziotto a tutto tondo. Ogni giornata lavorativa inizia scegliendo il distretto da pattugliare e il tipo di pattuglia ovvero, a piedi, in auto o in elicottero, oltre al tipo di vigilanza: multe per eccesso di velocità, sorveglianza notturna contro le rapine, lotta agli spacciatori o ai venditori di merce contraffatta, e così via. Una volta scelto l’incarico, ci si dirige nella zona assegnata per svolgere il proprio compito. Da quello che ho giocato, la situazione può diventare piuttosto imprevedibile: durante le mie ronde mi sono imbattuto in sparatorie tra gang, risse tra passanti, furti d’auto e persino gente che getta rifiuti per terra. Non c’è mai stato un momento morto, anche perché dalla centrale arrivano segnalazioni su tutte le attività illegali in corso, anche fuori dal nostro distretto. Ogni volta che si verifica un evento, possiamo scegliere se accettare o meno l’incarico, senza penalità, e abbiamo anche la possibilità di disattivare queste chiamate se le troviamo troppo invadenti.


Se devo muovere una critica, almeno nella versione pre-lancio è che il tutto non sembra ancora ben bilanciato: gli eventi a schermo sono spesso troppi e si accavallano, creando confusione. Mi è capitato, ad esempio, di inseguire uno spacciatore mentre, a pochi metri, un tizio rubava un’auto. Fortunatamente, si può lasciare il compito ad altri agenti, ma personalmente provo sempre un certo fastidio nel non poter intervenire su tutto. Risolvere crimini, infatti, è fondamentale per avanzare di grado: si guadagna esperienza per sbloccare tramite un albero delle abilità, perk molto utili come aumento di salute o stamina e quest’ultima serve parecchio visto quanto si corre, oltre a sbloccare nuove zone da pattugliare, nuove missioni (come l’elicottero, disponibile solo a un certo rango), nuove armi e la possibilità di scegliere tipologia, durata e zona della pattuglia.
Un’altra particolarità del gameplay, essendo una vera simulazione di polizia, è che quando si arresta o si multa un NPC, bisogna selezionare tramite una ruota il capo d’accusa corretto: se si indovina, si ottengono punti esperienza extra; se si sbaglia, si perdono. Se non si vuole perdere tempo, si può delegare il compito al collega o farlo fare automaticamente, ma in tal caso si rinuncia al bonus.
Durante gli arresti, o anche solo fermando i passanti, si può chiedere di mostrare la carta d’identità e perquisire per trovare prove incriminanti come droga, armi illegali o oggetti di contrabbando. Sono proprio queste le prove necessarie per incastrare i boss delle due gang. Ecco perché il gameplay è strettamente legato alla routine da poliziotto, salvo le missioni contro i membri delle gang, non ci sono incarichi specifici per trovare le prove, bisogna svolgere il proprio dovere e sperare di incappare negli indizi giusti. Se in un giorno di pattuglia non si trovano prove, la storia non prosegue: ecco perché la narrazione può sembrare dilatata.
Un’altra cosa del gameplay che ho trovato davvero geniale è il modo in cui sono stati gestiti gli inseguimenti e la richiesta di assistenza alla centrale. Che si tratti di inseguimenti a piedi o in auto, mentre si rimane alle calcagna del sospetto si riempie una barra apposita che si blocca e diminuisce se si perde di vista il sospetto. Una volta che la barra è piena, tramite una ruota delle azioni si possono richiedere diversi tipi di assistenza: dall’aiuto di un’altra auto di pattuglia per speronare il veicolo dei sospetti, al supporto di un elicottero per tenerli sotto controllo dall’alto, fino a chiedere a un collega di bloccare un sospetto in fuga. Insomma, un sistema davvero ben pensato che rende gli inseguimenti più dinamici e adrenalinici.

Missioni secondarie e collezionabili
Nel gioco sono presenti anche gli immancabili collezionabili ovvero, 22 artefatti del museo rubati da recuperare nella mappa, nascosti in valigette che richiedono di indovinare il codice tramite indizi nei dintorni. Oltre a questo, c’è una missione secondaria in cui, sotto copertura, si partecipa a corse d’auto. Purtroppo, l’ho trovata poco riuscita a causa di un’IA troppo aggressiva e di un’auto assegnata decisamente più lenta delle rivali. Non lo trovata ben bilanciata. C’è infine un’altra missione che consiste in una prova tempo con la macchina, l’ho trovata carina ma poco coerente col contesto generale, rispetto alle corse sotto copertura con le auto, vedere un poliziotto correre come un pazzo per la città per prendere il trofeo oro fa molto strano.
In conclusione…
Vi posso dire che reputo The Precinct un gioco che ha saputo intrigarmi non poco sotto tanti punti di vista; ma proprio per la lentezza e anche per una certa ripetitività delle attività potrebbe essere un po’ pesanti per alcuni giocatori che cercano l’immediatezza, ma per chi è in cerca di un titolo che ti permette di essere un poliziotto in tutto e per tutto è un gioco che andrebbe preso in considerazione.
Prima di chiudere, c’è un’altra problematica di cui voglio parlare che potrebbe fermare molti italiani nell’acquisto di questo gioco, ovvero la mancanza di una traduzione nella nostra lingua. Non sarebbe un problema se fosse nell’inglese basico che tutti bene o male parlano e capiscono, ma il fatto è che quello usato qui è molto colloquiale e i termini dello slang utilizzati, non sono dei più semplici per chi non conosce benissimo la lingua, e lo dico da persona che la “lingua di Albione” la mastica abbastanza decentemente. Se non avessi avuto il traduttore con me, certe parole non le avrei capite. Questo è un grande problema per noi italiani visto che il gioco vuole raccontare anche una storia, ha detta degli sviluppatori, che si ispira ai polizieschi. Ancora di più mi fa storcere il naso il fatto che sono presenti ben 5 lingue europee ovvero il francese, il tedesco, lo spagnolo, il polacco e il portoghese, ma della nostra lingua nessuna traccia. Come al solito se ne dovrà occupare la community italiana e questa cosa, detto tra me e voi, comincia a diventare abbastanza frustrante anche pensando al fatto che non potrà mai crearsi un mercato qui di questo tipo di giochi se non inseriscono la nostra lingua.
Posso capire che sia dispendioso pagare dei traduttori, quindi speriamo che con l’aiuto delle IA possano tradurre in futuro questi titoli così particolari.
Be finito lo sfogo, io vi saluto e al prossimo articolo!