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Editoriali 20 OTTOBRE 2025 7 MIN LETTURA

Con Battlefielf 6 è finalmente tornato Battlefield

Una campagna singleplayer semplicemente tremenda

Un po' geek e un po' nerd. Mi dedico ai videogioco, ma ho un'occhio di riguardo per il mondo della tecnologia. Tra Star Trek e Star Wars vi dico Battlestar Galactica.

Con Battlefielf 6 è finalmente tornato Battlefield
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Con Battlefielf 6 è finalmente tornato Battlefield

Finalmente Battlefield 6 è uscito ed è giunto il momento di tirar fuori quelle che sono le considerazioni post-lancio, che poi potrebbero evolversi con l’uscita dei prossimi aggiornamenti. Questo articolo non è una recensione, ma siccome mi sono fatto un paio di idee giocando Battlefield 6, ho deciso di buttar giù qualcosa di stampo “opinionistico“.

Il franchise di Battlefield, dopo un terzo capitolo atteso e che ha fatto centro su diversi aspetti, ha affrontato dei periodi di alti e bassi. Con dei Battlefield dal sapore di “more of the same” col 4° capitolo ed altri che invece hanno finito per riscuotere un buon successo lato numeri, ma che non sono rimasti impressi. Chi sta scrivendo queste righe, appartiene al “team” di Battlefield 3, dei Bad Company con tanto di espansione Vietnam, e a Battlefield 2. Vien da sé che gli ultimi 12 anni circa di Battlefield non è che mi siano andati proprio a genio. Battlefield 6, invece, sembra avere quel potenziale e quella freschezza simile a Battlefield 3, col mix di elementi classici e nuovi (alcuni provenienti anche dal tanto discusso 2042).

Una campagna singleplayer semplicemente tremenda

Però, prima voglio subito eliminare una questione: la campagna. È inutile girarci troppo attorno, è semplicemente tremenda in tutto e per tutto. Si tratta di un’accozzaglia di missioni, che si tengono insieme grazie a un delicato filo narrativo che tenta di proporre qualcosa a mo’ di thriller: un esercito paramilitare privato sovvenzionato da un’entità non proprio chiara e chi lo manovra sembra sapere molto più di ciò che dà a vedere; sequenze cinematografiche che vogliono essere d’impatto; patriottismo e situazioni da cameratismo a gogo.

Sebbene il patriottismo e quegli elementi di cameratismo tra commilitoni siano ben comprensibili in determinate opere, il problema di fondo di questo Battlefield 6 è letteralmente tutto. Non c’è nulla che si possa salvare, se non il comparto artistico e tecnico, che insieme regalano scorci ed effetti niente male. Per quanto, al livello tecnico, non stiamo parlando di un prodotto da spacca mascella (va detto che non vuole esserlo). La scrittura così come i dialoghi sono dei banalissimi cliché, che danno la percezione di essere stati scritti in fretta e furia, come se durante lo sviluppo ci siano stati seri problemi. Voci che sono emerse e di cui ho scritto // nell’articolo_di_Luglio, voci che oggi assumono una certa veridicità. Alla pessima scrittura si aggiungono anche delle animazioni mediocri, che non riescono a rendere fluidi i passaggi tra sezioni di gameplay e video, donando all’esperienza di gioco quel sapore tra il nostalgico e di produzione a basso/medio budget. Come ciliegina sulla torta trova posto una pessima IA, sia dei compagni che sembrano degli stormtrooper usciti da Star Wars (ai limiti dell’inutilità) che dei nemici.

Tagliando corto, è un’esperienza di gioco veramente scadente e ben lontana dagli standard posti da un Call of Duty: Modern Warfare (2019). Titolo da citare obbligatoriamente in questo caso, dato che la contaminazione coi Call of Duty è estremamente lampante sotto più fronti.

Il multiplayer splende, ma non troppo

Discorso, quasi, completamente differente vale per il multiplayer, che sostanzialmente trae ispirazione al periodo d’oro dei Battlefield, col terzo capitolo e gli spin-off Bad Company. I suoi pilastri centrali tornano a essere la distruzione ambientale, che impatta prepotentemente sul level design delle mappe, anche in quelle urbane nelle quali è possibile distruggere intere facciate e/o piani interni ad alcuni edifici, e soprattutto nelle vecchie e care classi. Che sì, sono state accantonate soltanto nel Battlefield 2042, ma la percezione è un bel po’ sfasata. Cosa non meno importante, anche il ritorno ad un’epoca contemporanea è una roba apprezzatissima.

Entrando un poco più nel merito, ma senza sfociare in tecnicismi da recensione, il piatto offerto da Battlefield Studios è ricco. Molto ricco. Forse un po’ troppo. Ci sono modalità per tutti gusti, dalle classiche Conquista e Corsa, alla recente e apprezzata Sfondamento, passando per Dominio e Dominio sulla collina fino ad arrivare a Deathmatch e Escalation. A tutto ciò si aggiunge anche Portal, che gli utenti stanno già utilizzando per integrare alcune delle mappe classiche di Battlefield 3! Al livello contenutistico, risulta più o meno soddisfacente il numero delle armi attualmente disponibili. Che non sono moltissime, ma si spera che verranno ampliate man mano. Un aspetto che senz’altro risulta affascinante, e da cui gli studi che hanno preso ispirazione da Call of Duty, è senz’altro la possibilità di poter personalizzare diversi aspetti dell’armamentario, così da modificare il comportamento delle armi in varie circostanze: mentre si corre o ci si è appostati da qualche parte, o magari quando si scarica il caricatore contro qualche avversario che corre. Insomma, lato personalizzazione è stato fatto un buonissimo lavoro.

Ovviamente non tutto è perfetto. Assolutamente. La nota dolente sta nei problemi che affliggono le partite. I server non sono il massimo: la perdita di pacchetti è fin troppo presente. Per non parlare del problema relativo ai Proiettili fantasma (hit registration), ovvero quando si spara a un bersaglio e i proiettili, pur colpendolo visivamente, all’effettivo non provocano alcun danno: è come sparare a salve.

Graficamente non è il top ed è perfetto così!

Spesso, soprattutto quando si parla di videogiochi giocati su PC, ci si lamenta spesso di quando alcuni non sono all’altezza degli standard attuali. Oppure di quando non sfruttano tutte le tecnologie presenti sul mercato. Il problema vero e proprio, è che in molti casi – soprattutto negli ultimi tempi – stiamo vedendo videogiochi che offrono un pacchetto completo, che include FSR, DLSS, XeSS, Frame Generation, Anti-Lag e Ray Tracing, ma che di base sono drammaticamente mal ottimizzati (// Borderlands_4_dice_niente?). Ciò non vale per Battlefield 6. Tra tutte le tecnologie presenti in circolazione, gli manca il Ray Tracing, ma va benissimo così. Trattandosi di un videogioco dedicato prevalentemente al multiplayer, è una tech del tutto non richiesta perché appesantirebbe inutilmente il carico sul hardware. Considerando questo aspetto, Battlefield 6 è uno dei videogiochi meglio ottimizzati degli ultimi anni: una vera e propria goduria. A patto che non aggiorniate i driver di Nvidia, sia mai essere fortunati a 360°.

Detto ciò, ci sono anche alcuni elementi che fanno storcere il naso. L’illuminazione – e forse qui si rimpiange un poco il Ray Tracing – non è proprio il massimo in certe situazioni, che si finisce per avere una visibilità estremamente ridotta quando ci si trova all’interno di un edificio e si cerca di spizzicare al di fuori da una finestra. Mentre alcuni riflessi appaiono abbastanza brutti da vedere.

E concludo ‘sto articolo con quella che è stata la mia esperienza, fino ad ora

Mentre la campagna singleplayer è un qualcosa da dimenticare, il multiplayer è divertente. È una dannata droga. Stai lì che vuoi farti un’ultima partita, ma che fondamentalmente è solo la prima delle ultime 5 o 6 successive, finché non arrivi a fare le 3 del mattino senza accorgertene e imprechi perché la sveglia suonerà tra soltanto 5 ore. Battlefield 6 ha colto nel segno, c’è ben poco da fare. Ogni colpo, ogni scontro vinto dà una profonda soddisfazione [// via_allego_una_clip,_che_potete_vedere_anche_qui_sotto]. Ciò che mi fa storcere il naso, è la massiccia presenza di mappe urbane, che da cecchino quale sono non mi fanno impazzire: mi piacciono i luoghi aperti, dove posso “camperare con la mia tovaglia da pic-nic o una graziosa tenda da campeggio. Scemenze a parte, c’è una cosa che trovo decisamente più fastidiosa: il sistema di sfide. Alcune sembrano essere state concepite veramente male, dimostrandosi completamente incongruenti rispetto a ciò che sbloccano. Ancora adesso mi chiedo “Qual è il senso di farmi giocare Dominio per sbloccare le skin del Ricognitore, che è un cecchino? E perché devo fare robe a bordo di un velivolo?“. Ma in sostanza è il classico caso dove le carenze e le problematiche vengono quasi oscurate da una serie di fattori ben riusciti, che garantiscono quel sano divertimento tipico di un prodotto del genere.

Nel complesso è dannatamente divertente e mi sta riportando alla mente le mie mille e passa ore su Battlefield 3. Mi auguro che Electronic Arts e Battlefield Studios sistemino i difetti principali del multiplayer, tra i server e i Proiettili fantasma.

E alla fine mi ritrovo ad aver scritto una mezza recensione, ma… no, non la considero tale! Infatti, non c’è nessuna valutazione finale. Fatemi, o fateci, sapere cosa ne pensate commentando o scrivendo nel nostro gruppo. Ciaciao!

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